Scuola PRIMARIA E. De Amicis

 

USCITE NEL TERRITORIO

Classe quarta B

Intervista a nonna Romanina

Il 29 settembre 2004 la signora Romanina, mamma di Massimo e nonna di Alessandra, ci ospita a casa sua e ci racconta:

- Fino al 1969 nella nostra casa si praticava la bachicoltura. Verso i primo di maggio andavamo all’essicatoio di Pordenone a prendere un cartoccio “ prezioso” contenente tantissimi bachi appena sgusciati dall’uovo.

 In casa incominciava un impegno oggi difficilmente immaginabile: quei vermetti grigiastri venivano delicatamente sistemati nelle grisiole (graticci) e all’inizio mangiavano ogni tre ore, sia di giorno che di notte.

 Allora noi dovevamo raccogliere le foglie dei moreri (gelsi), unico alimento dei cavalieri ( bachi da seta), sminuzzarle finemente e servirle ai bachi.

Io dovevo più volte fare la pulizia del loro letto, li spostavo con una piuma, toglievo lo sporco e sostituivo i fogli di carta bucherellata dove si ponevano le foglie di gelso.

 

Più mangiavano,più crescevano e più aumentava il lavoro: c’era solo ogni tanto un po’ di respiro, al momento delle mute , quando cioè il baco cambiava pelle, abbandonando quella vecchia per una nuova e più comoda e nel frattempo faceva una dormita di circa 24 ore.

Negli ultimi giorni del loro sviluppo i cavalieri mangiavano con avidità: sentivo che continuavano a rodere foglie giorno e notte e ancor oggi ricordo quell’incessante e caratteristico rumore

Solo dopo la quarta muta preparavo il letto con stuoie e rami per il “bosco” perché, quando i cavalieri si incantavano ( i bachi non mangiavano più e alzavano la testa), era giunto per loro il momento di filare il bozzolo.

I bachi lavoravano per circa 6 giorni e quando i bozzoli erano pronti, li toglievano dal bosco, li pulivano dalla bavela e li consegnavano all’essicatoio di Pordenone.

Concluso finalmente il lavoro, arrivava anche il sospirato guadagno che, in quel periodo, serviva ai contadini per pagare le spese della campagna.

 

 

Bannia, classe quarta B

Nel mese di dicembre abbiamo effettuato un’esperienza molto particolare: con la competenza e la paziente guida dei ragazzi dell’Istituto d’Arte di Cordenons abbiamo realizzato dei bassorilievi di argilla.

 Abbiamo proceduto seguendo vari passaggi:
  1. dapprima abbiamo disegnato dei “soggetti”;
  2. dopo aver manipolato un certo quantitativo di argilla, l’abbiamo stesa con il matterello e dato una forma rettangolare;

 

  1. su questa base abbiamo “incollato” con la barbottina il soggetto realizzato su un altro strato di argilla;

 

E’ stata una esperienza davvero unica: ci siamo resi conto che con un materiale semplice e povero quale la terra, la fantasia e l’uso delle nostre mani si possono ottenere prodotti quasi artistici.

Siamo davvero soddisfatti.

 

  1. i manufatti sono poi stati fatti cuocere nel forno dell’Istituto di Cordenons: l’argilla grigia, umida e fredda si è trasformata in terracotta rossiccia, solida ma anche …tanto fragile.

 

 

 Altre pagine di Bannia

 

 

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