Scuola PRIMARIA E. De Amicis


 

Le classi terze hanno approfondito la conoscenza della storia locale attraverso l’esperienza fatta con l’archeologa Dalia Toffoli, una delle studiose coinvolte negli scavi condotti nell’abitato neolitico di Bannia - Palazzine di Sopra. Dopo aver dato le notizie sul sito e sui reperti venuti alla luce, Dalia ha lasciato sperimentare ai bambini le tecniche primitive di lavorazione dell’argilla: il “colombino” e la “palla pugno”. Ecco come i bambini hanno vissuto l’esperienza.

Venerdì 8 aprile è venuta a trovarci un’archeologa di nome Dalia.
Ci ha spiegato la storia degli uomini primitivi a Bannia.
Ci ha fatto vedere un attrezzo realizzato con una punta di selce scheggiata attaccata ad un bastone: serviva per raschiare le pelli, per scavare e per tagliare la carne.
Dopo averci mostrato le tecniche usate dai primitivi, abbiamo iniziato a modellare i vasi con la creta.

Mi sentivo emozionatissimo perché mi sembrava di essere proprio un Sapiens sapiens del villaggio di Bannia.
Ho usato la tecnica “palla pugno”: ho fatto una palla di argilla, poi ho scavato un buco al centro con le dita, l’ho allargato e ho alzato i bordi; infine, con un bastoncino, ho inciso dei buchini per decorare.
 

 

Ho avuto qualche difficoltà perché, mentre li alzavo, i bordi del vaso mi ricadevano. Allora Marika mi ha aiutato a ritirarli su.
Ho imparato come poteva essere difficile la vita per l’uomo primitivo! È stato bellissimo!
Dato che l’argomento ci ha appassionato, abbiamo voluto invitare in classe anche il primo scopritore del sito archeologico: il signor Addone Grillo che, una decina di anni fa, passeggiando


 

 lungo il campo dei Costella, appena arato, osservò in superficie la presenza di frammenti di selce scheggiata e di ceramica.

 

Grazie a tutte queste persone che ci hanno permesso di viaggiare indietro nel tempo alla scoperta delle nostre radici!
 

 

 

 

 

 

 

LE MANI IN PASTA....

ALLA SCOPERTA DELLA CRETA

Giovedì 17 Febbraio, abbiamo manipolato la creta.
Sono venuti, a scuola, degli studenti dell'Istituto d'Arte di Cordenons e ci hanno insegnato a modellarla.C'era anche una loro insegnante che ci ha dato delle informazioni: quando la creta era troppo dura si poteva bagnarla e conservarla in un sacchetto, se non si utilizzava.
I ragazzi hanno preso un filo e hanno tagliato un "pane" di creta, poi hanno dato un pezzetto a tutti.
Ad un certo punto del lavoro, le maestre ci hanno aiutato a: stendere la pasta, a fare il disegno sulla formella con uno stuzzicadenti.
Quando ho incominciato a manipolare la creta, ho scoperto che era molto dura e fredda.Dopo un po’ di tempo era diventata più molle, elastica e tiepida.
Quando la creta era più plasmabile, ho preso il matterello e l’ho tirata, per formare una sfoglia spessa circa un centimetro.
In seguito ho tagliato un quadretto.
Poi, con uno stuzzicadenti, ho ritagliato le foglie e i petali e li ho applicati sulla formella usando la “ barbottina”, una specie di colla. Ho realizzato un mazzolino di primule in rilievo.
La creta era di colore grigio scuro.
Dopo, terminato il quadretto, l’abbiamo messo ad asciugare ed abbiamo realizzato la lettera iniziale del nostro nome.
Dopo quattro giorni, la creta si è asciugata, indurita, perciò è diventata di colore grigio chiaro.
In seguito, i quadretti saranno portati nel forno dell’Istituto d’Arte, per farli cuocere.
Il materiale di cui sono fatti gli oggetti, si chiamerà terracotta.
Quest’esperienza è stata veramente bella.
Io mi sono sentita in difficoltà quando dovevo fare il disegno sul quadretto e mentre realizzavo la lettera iniziale.
Il momento che ho preferito di più, è stato quando sono arrivati gli studenti, tra cui c’era mia cugina.
Sono felice perché sono riuscita a creare degli oggetti particolari con un piccolo mucchio di creta.

Zara

 

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